Animali in Condominio: sì, ma con alcuni limiti

Animali in Condominio: sì, ma con alcuni limiti

18 Ottobre 2017 Senza categoria 0

Come noto, la recente riforma del Condominio, operata con la Legge n. 220/12, modificando il testo del comma 5 dell’art. 1138 c.c., ha finalmente sancito il principio secondo cui il Regolamento condominiale non possa vietare di possedere o detenere animali domestici. Tale innovazione, tuttavia, lungi dal consentire, come a prima vista potrebbe sembrare, una totale deregulation della materia, va attentamente analizzata anche sulla scorta di alcune recenti sentenze dei Giudici di merito.

Il Tribunale di Cagliari, con sentenza del 21/07/16 ha stabilito che: “Il divieto previsto dall’ultimo comma dell’art. 1138 c.c. (a mente del quale “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”), introdotto dalla legge di riforma del Condominio n. 220/2012, è applicabile a tutte le disposizioni con esso contrastanti, indipendentemente sia dalla natura del regolamento che le contiene (contrattuale o assembleare) sia dal momento (antecedente o posteriore alla novella del 2012) in cui il regolamento è stato adottato”. Quindi, sarà sicuramente possibile, per chi fosse interessato, agire sia in via giudiziale che stragiudiziale per far dichiarare la nullità dell’eventuale clausola contrastante con il dettato normativo in parola eventualmente presente nel Regolamento. Infatti, sempre il Tribunale sardo, questa volta con Ordinanza del 22/07/2016 ha chiarito ulteriormente che: “Nessuna norma condominiale può vietare di detenere animali domestici in Condominio, indipendentemente dalle previsioni contrattuali dell’edificio in cui il proprietario dell’animale domestico risiede”.

A prima vista, dunque, potrebbe sembrare che il Legislatore abbia previsto un diritto assoluto alla detenzione degli animali domestici in Condominio che osterebbe con qualsivoglia clausola che intendesse regolamentare le concrete modalità di esplicazione di tale potestà. In realtà, non è così, come evidenziato a chiare lettere dal Tribunale di Monza con sentenza del 28/03/17. Scorrendo il provvedimento in parola è infatti possibile leggere che: “È legittima la clausola del regolamento contrattuale di un supecondominio che vieti ai singoli proprietari di usare l’ascensore con i propri animali domestici, non potendo intendersi il disposto di cui all’art. 1138, comma 5, c.c., nella parte in cui sancisce il diritto di detenere un animale domestico, come norma che sancisce anche un diritto all’uso delle parti comuni. Se è vero che il regolamento di Condominio non può spingersi fino al punto da vietare un certo uso della proprietà singola, ovvero quello di detenere animali domestici, altro discorso è quello della disciplina delle parti comuni, che resta fuori dall’ambito della richiamata disposizione, giacché non è condivisibile un’idea di stretta accessorietà della parte comune rispetto alla proprietà singola, in forza della quale quanto è vietato per la parte singola automaticamente deve esserlo anche per la parte comune. Di talché, qualora il regime della parte comune è stabilito da un regolamento contrattuale in modo legittimo (come nella specie), deve ritenersi legittima la limitazione all’uso di parti comuni, anche laddove impedisca di utilizzare l’ascensore per trasporto di animali domestici”. In sostanza, la modifica dell’art. 1138 c.c. riguarda unicamente le parti di proprietà esclusiva impedendo al Regolamento di Condominio di vietare la presenza di animali domestici all’interno dei singoli appartamenti. Al contrario, per quanto riguarda la normazione interna relativa alla parti comuni, il Regolamento potrà legittimamente stabilire delle limitazioni nella fruizione delle stesse da parte dei condòmini in compagnia dei propri animali. L’unico vero limite sarà dato dall’impossibilità di prevedere dei divieti tanto stringenti da impedire, di fatto, la presenza degli animali anche nelle parti esclusive.

Se, quindi, abbiamo visto che il Regolamento non può vietare la presenza degli animali domestici all’interno delle proprietà esclusive, questo non vuol dire che il singolo proprietario possa vietarne l’accesso al locatario. La scelta di tenere o meno animali, nell’ambito della singola proprietà, é infatti una estrinsecazione del diritto di proprietà, per cui il proprietario dell’immobile, locatore, può inserire nel contratto di locazione una simile clausola. Anche questo particolare dovrà dunque essere tenuto in debita considerazione.

 

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